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home comunicati stampa Aidwatch 2010: Il Profilo dell'Italia

Aidwatch 2010: Il Profilo dell'Italia

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L’Italia sarà la maggiore responsabile del mancato raggiungimento dell’obiettivo europeo per l’aiuto allo sviluppo dello 0,56% sul PIL, con 40% dell’ammanco europeo rispetto a quanto promesso nel 2005.Parte della riduzione italiana è riconducibile sia al taglio del 56% - che il bilancio della cooperazione allo sviluppo del ministero Affari Esteri ha subito - sia a una diminuzione delle operazioni di “aiuto creativo”. Si tratta d’iniziative che sono contabilizzate come aiuto ma che non rappresentano un vero trasferimento di risorse ai Paesi in via di sviluppo, quali cancellazioni di debiti da tempo non rimborsati o spese per il sostegno al primo anno di vita dei rifugiati in Italia. È positivo che nel 2009 l’Italia non abbia deciso di contabilizzare come aiuto le borse di studio concesse a studenti stranieri per studiare in Italia, inserendosi con donatori virtuosi come Olanda, Svezia, Danimarca e Regno Unito. Se sottraiamo queste spese, l’APS italiano nel 2009 è pari allo 0,15% del PIL, l’anno prima, senza l’”aiuto creativo” l’APS/PIL italiano era stato pari allo 0,15%. E’ importante considerare che la migliore performance italiana del 2008 – 0,22% del PIL – è stata possibile anche grazie alla contabilizzazione nell’aiuto pubblico italiano – per la prima volta - delle attività di cooperazione allo sviluppo dell’8 per mille gestito dalla Conferenza Episcopale Italiana, per circa 80 milioni di euro. Si tratta di risorse finanziarie di cui lo Stato non dispone ma che semplicemente amministra e riparte sulla base della scelta del contribuente; quindi è contestabile che possano essere considerate APS.
Le ONG chiedono al Governo italiano di:
  • Produrre un piano per il riallineamento quantitativo dell’APS italiano, che preveda risorse in entrata vincolate alla cooperazione allo sviluppo;
  • Impegnarsi a valutare annualmente la messa in opera di tutte le azioni previste dalle nuove linee guida di genere;
  • Migliorare la trasparenza dell’aiuto, pubblicando on-line tutti i documenti di cooperazione allo sviluppo, inclusi gli accordi bilaterali;
  • Aumentare la percentuale di APS destinata alle ONG, riallinenandosi alla media degli altri donatori;
  • Rendere obbligatorie le consultazioni con la società civile dei PVS;
  • Avanzare nello slegamento dell’aiuto, specialmente per i prestiti concessionali e per l’aiutoalimentare.
 
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